mercoledì 11 luglio 2007

lettera

Volevo porre la vostra attenzione su una lettera che ho trovato oggi sul sito del mio corso di laurea e che a dire il vero é stata scritta da miei colleghi.Diciamo che si ricollega al discorso che ho fatto qualche giorno fa.
Ecco la situazione attuale di noi studenti:


Alla cortese attenzione del

Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Francesco Rutelli


Oggetto: lettera aperta da parte degli studenti della classe 41 e 12s.


Roma, 12 febbraio 2007.

Illustre Ministro,
desideriamo esporre alcune necessità di noi studenti della classe di laurea 41: “Tecnologie per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali” e del relativo biennio specialistico, classe 12s: ”Conservazione e Restauro dei Beni Storico-Artistici.
Le conoscenze tecnico-scientifiche, indispensabili per una corretta
conservazione dei Beni Culturali, unite alla consapevolezza di poter favorire mediante esse il benessere dei cittadini attuali e futuri, hanno promosso in noi l'ambizione di formarci e lavorare nel settore della conservazione dei beni culturali.
Intrapresi gli studi, le nostre conoscenze facilmente si sono trasformate in
passione, in esaltazione per lo stretto contatto con testimonianze uniche dell’agire e dell’osservare umano.
L'integrazione della nostra formazione, tipicamente multidisciplinare, con gli stages e i tirocini di carattere pratico ci ha permesso di muovere i primi passi attraverso i molteplici sentieri in cui oggi si articola il mondo del lavoro nei beni culturali. Abbiamo avuto modo di interagire con l'archeologo, lo storico dell'arte, il conservatore dei beni culturali,l'archivista, il bibliotecario, il restauratore, nonché il chimico, il fisico, il biologo e le altre figure che per non dilungarmi non cito, ma non per questo meno evidenti e necessarie. Insieme a tali figure professionali abbiamo migliorato i principali ambiti di intervento sul patrimonio quali: conoscenza,conservazione, tutela, valorizzazione. Appare evidente come, partendo da tali presupposti, siamo rimasti stupiti nel constatare che le nostre competenze non fossero ancorate al terreno concreto dell’occupazione, la mancata corrispondenza tra il nostro titolo e le dinamiche complessive della domanda e offerta di lavoro, e la difficoltà che diversi attuali professionisti del settore hanno incontrato nell’identificarci.
Sebbene la nostra classe di laurea sia relativamente giovane, riteniamo che i tempi siano maturi per passare da questa fase di inevitabile sviluppo, di sperimentazione e di riflessione alla formulazione ed attuazione di una nostra identità professionale, nel pieno rispetto delle figure oggi operanti.
Non desideriamo ottenere una nicchia professionale in cui agire, crediamo
che l’evoluzione dell’organizzazione del lavoro abbia ormai reso obsoleta la suddivisione di spazi, tuttavia la passione da sola non basta, sentiamo l’esigenza che vengano riconosciuti i nostri studi, gli sforzi dimostrati, che venga data, presso le istituzioni di competenza, la definizione della nostra professione, quella che abbiamo sempre sognato di svolgere e che deriva direttamente dalla nostra formazione teorica e pratica di alto livello, ovvero il tecnico diagnosta (laurea triennale) e lo scienziato della conservazione (laurea specialistica), i conservation scientists già
presenti nelle Istituzioni di molti Paesi Europei.
Considerando l’estensione e la capillarità del nostro corso di laurea nel
territorio nazionale, si rende necessario chiarire in tempi ragionevolmente contenuti le professioni legate a tali percorsi formativi e definire le loro mansioni integrandole nell’attuale contesto professionale del settore.
Tale processo permetterà alle istituzioni preposte di pubblicare bandi di
concorso inerenti alla nostra formazione e consentirà un rapporto chiaro ed immediato con il settore privato.
Il 31 gennaio scorso alla giornata dal titolo:”Scienza e Beni Culturali. La
diagnostica: formazione e professione” organizzata dall’Associazione che abbiamo costituito, Associazione Italiana Esperti in Diagnostica Applicata ai Beni Culturali (AIEDABC), esponenti del mondo accademico, professionale, associazioni sindacali e di categoria, nonché istituzioni locali hanno evidenziato come le nostre preoccupazioni e il nostro rammarico siano effettivamente realtà, in considerazione dello stato attuale che risulta del tutto indifferente anche alla normativa in vigore, con particolare riferimento alla famosa legge Merloni.
Per questa serie di ragioni abbiamo bisogno di identificarci, di riconoscerci inuna coscienza e identità professionale, di partecipare con la nostra passione, il nostro impegno e le nostre specifiche competenze al necessario processo di modernizzazione degli interventi di conservazione.
Certi del Suo interesse alle nostre necessità, alleghiamo sottoscrizione degli studenti, restiamo in attesa di una cortese e pronta risposta.
Cordiali saluti.

Penso che da parte mia ci sia da aggiungere davvero poco.Spero solo che in un futuro più vicino possibile anche il nostro impegno(e credetemi,non é un corso di studi facile)possa essere riconosciuto al pari di tanti altri corsi di laurea.E spero che un pò tutti possiate cominciare a capire che io faccio "beni culturali non all'ateneo ma al campus...si al dipartimento di scienze della terra,quella struttura di merda che si trova tra architettura e informatica...e si,esiste davvero...ah!!!"

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Wei Wei..che c'hai da dire alla facoltà di Beni Culturali dell'Ateneo????:D...-sculacciata-

Jujjù

M4nU3l@ ha detto...

ehehe ma nulla Giu!MA ci tengo sempre a sottolineare la diversità dei due corsi...e ci dispiace che nessuno ci conosca ancora...cerchiamo solo un'identità tutta nostra!!